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La storia: il minatore e la galleria
Chi è l'omino rosso sull'etichetta?
 
Ognuno è libero di fantasticare sul nostro piccolo uomo rosso. C'è chi dice sia un pompiere, chi un pescatore, chi un diavoletto ma, in verità, il nostro omino è un minatore infatti...
 
La leggenda narra che, all'inizio del 1900, uno dei minatori addetti all'estrazione delle "lose" - una pietra particolarmente sottile che veniva utilizzata nell'edilizia locale e da cui prende il nome Lurisia - mentre si trovava nella grotta del Nuvolari, dove attualmente sono situate le Terme, accidentalmente colpì una vena sorgiva provocando l'allagamento di gran parte del cunicolo. Nei giorni successivi, l'acqua venne fatta defluire all'esterno creando un piccolo laghetto dove, ben presto, i minatori presero l'abitudine di lavare le grosse piaghe e le ferite che si procuravano durante il lavoro. Fu così che si accorsero che queste si rimarginavano e guarivano con molta facilità e nel giro di pochissimo tempo. La notizia si diffuse in tutte le valli circostanti e moltissimi furono coloro che cominciarono a recarsi alla grotta del Nuvolari per provare l'efficacia dell'acqua "miracolosa".
Negli anni successivi, la crescente fama di questa sorgente richiamò medici e studiosi delle più prestigiose università che ne studiarono le caratteristiche e ne avvalorarono le qualità medicamentose e benefiche.
Nel 1940, quando finalmente venne inaugurata la stazione termale di Lurisia, i fondatori David Garbarino e Piero Sciaccaluga decisero di ricordare l'ignaro scopritore della prodigiosa acqua utilizzando la figura stilizzata di un minatore (il colore rosso non ha un particolare significato ma è stato probabilmente dettato dai canoni dell'arte grafica in voga in quegli anni) come simbolo della storia di Lurisia e noi, ancora oggi, ne siamo fieri e continuiamo ad utilizzarlo nel nostro marchio.
 
Lurisia Terme, è una frazione del Comune di Roccaforte Mondovì in provincia di Cuneo e prende il nome dal torrente che attraversa la valle scendendo dal Monte Pigna (1856 mt). Il nome Lurisia deriva da "losa", il modo dialettale in cui venivano chiamate le sottili pietre piatte che, ancora oggi, è facile trovare sul fondo del torrente e nelle diverse cave dei dintorni. Questa roccia per la sua compattezza, per l'ottima resistenza agli agenti atmosferici e per la grande facilità di lavorazione, veniva utilizzata come pietra da costruzione locale. In alcuni documenti del XVII secolo, il torrente Lurisia compare con il nome di Losero o Loreso, venne poi mutato in Lorizo ed infine in Lurisia.
La mancanza di risorse economiche adeguate ed il richiamo della grande città aveva provocato, negli anni precedenti l'apertura dell'Istituto Idrotermale e dello stabilimento, un progressivo e grave spopolamento del piccolo paese di Lurisia che ritornò a vivere grazie all'interesse di Garbarino e Sciaccaluga. L'intero progetto di sfruttamento delle sorgenti era imprescindibile dall'impiego di maestranze e manodopera locali che videro, finalmente, in questa impresa un'occasione di crescita e di sviluppo.
 
Prima ancora che il minatore portasse alla luce la surgiva e che la scienza avvalorasse la qualità benefica delle sue proprietà, l'osservazione popolare sentenziava che "di Lurisia l'acqua ogni piaga lava". Tutti i lurisiani sapevano, infatti, che quest'acqua aveva notevoli ma inspiegabili poteri cicatrizzanti sulla pelle. Per primi lo avevano scoperto i carrettieri osservando che le piaghe degli zoccoli dei loro animali guarivano rapidamente se, durante il loro lavoro, attraversavano il corso del torrente Lurisia. Inoltre gli scalpellini delle cave di losa curavano tradizionalmente le ferite della pelle con un minerale verdastro, reperibile tra gli strati di roccia del paese.
Per accidentale segnalazione di questo fatto ad un colto osservatore che nel 1913 si trovava a Lurisia, si aprì uno spiraglio di luce nel tenebroso mistero che, da sempre, circondava l'acqua e lo strano minerale verdastro. Il Professor Lincio, famoso studioso di mineralogia, ottenne il permesso di effettuare degli scavi in zona e così scoprì l'esistenza di estesi giacimenti di un particolare minerale radioattivo, l'autunite, nelle cave di pietra della valle.
Negli ultimi anni della Prima Guerra Mondiale, questi giacimenti richiamarono l'interesse del Ministero della Guerra dello Stato Italiano che, a quell'epoca, stava incominciando a studiare le applicazioni di alcuni minerali a scopo bellico. Per indirizzare in modo più efficace le ricerche, il Ministero propose ed ottenne che si interpellasse Marie Curie, scienziata di fama internazionale, proprio allora impegnata nelle ricerche sul radio che le valsero il premio Nobel. 
Ella accolse la domanda del nostro Governo e venne in Italia nel 1918. Durante la sua lunga permanenza, visitò i giacimenti di Montecatini, Ischia, Capri, Albano Montegrotto e Larderello, arrivando infine a Lurisia. Qui Marie Curie eseguì determinazioni numeriche di radioattività e raccolse campioni di autunite che sottopose ad analisi più approfondite presso l'Istituto di Parigi.
Nel 1921 la Regia Commissione per la Radioattività diede inizio all'esplorazione del giacimento di Lurisia mediante scavi sotterranei che individuarono numerose mineralizzazioni di autunite che tuttavia si rivelarono quantitativamente insufficienti per uno sfruttamento produttivo. Per questo motivo l'attività venne ben presto interrotta e la miniera abbandonata.
Negli stessi anni, però, venne valutato il possibile impiego terapeutico delle acque sgorganti dalla miniera.
Nel 1925 la Regia Commissione incaricò il Professor De Tivoli dell'Istituto di Fisica dell'Università di Roma di effettuare alcune analisi sulla radioattività delle acque di Lurisia: i risultati furono negativi a causa di errori di campionamento. Malgrado l'insuccesso di questi esiti, il radiologo Pietro Cignolini di Genova, finanziato dall'imprenditore edile David Garbarino, proseguì le ricerche. Nello stesso anno eseguì prelievi più accurati e determinazioni più attente rivelando un'altissima radioattività delle acque della miniera di Lurisia. Tra il 1930 ed il 1940 il Cignolini divenne il principale sostenitore dell'iniziativa supportato dall'industriale Garbarino e dal suo socio Tito Sciaccaluga. Vennero eseguiti ulteriori scavi nella miniera e una seconda galleria, richiesti dalle Autorità Minerarie per l'ottenimento della concessione.
La morte di Garbarino (in onore del quale è stato tratto il nome dell'acqua) non interruppe l'attività che venne finanziata dal socio Sciaccaluga. Alla chiusura della pratica mineraria ci fu la concessione per l'impiego medico delle sorgenti e nel 1940 venne inaugurato lo Stabilimento Termale. Grazie all'apertura delle Terme, Lurisia divenne luogo di vacanza prediletto di grandi personaggi del mondo politico, artistico e sociale italiano.
Negli anni successivi si decise l'iniziativa di imbottigliamento e vendita di acque minerali, ma essendo la sorgente Garbarino non idonea allo scopo sia quantitativamente che qualitativamente, si fece ricorso a sorgenti alternative nelle vicinanze di quelle originarie. Si accertò la presenza di altre nuove fonti denominate Zucco Alto (nome derivante dal luogo di scaturigine) e con il Decreto del 30/03/1940 del Ministero della Sanità, la ditta Garbarino e Sciaccaluga fu autorizzata all'imbottigliamento e alla vendita della Fonte Santa Barbara di Lurisia
 
 
 
 
 
 
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